Questa sarà la quarta sera, consecutiva, che passo a casa.
A risparmiare.
Effettivamente l’unica spesa di questi giorni è stato il biglietto del pullman, la sabbia dei gatti, le sigarette, la rosticceria cinese. Nemmeno 50 euro in quasi una settimana. Ed è subito record.
In realtà non so nemmeno se uscirò nel weekend.
Dopotutto, ultimamente, le serate non sono state altro che lente agonie, poco divertenti e spesso circondata da gente fastidiosa. E da gente che fa di tutto per essere fastidiosa, se sa come fare. Come fosse un nuovo sport e questa è una delle cose che non ho mai sopportato, in vita mia.
E’ che non ce la faccio. Ad ambientarmi, ad abituarmi. E allora meglio me ne stia nel mio angolino, prima di cercare di entrare a forza in una realtà in cui non mi incastro.
E’ tutto il giorno che rimugino, me ne sto qui a immaginare una me stessa più minuta, al centro esatto della mia testa, che rimesta con un pestino gigante un qualcosa di nerastro, tritato, schiacciato, mescolato a tal punto da sembrare solo melma, viscida, maleodorante, melma.
Melma di cui non riesco a disfarmi in nessun modo, ho provato a bruciarla, a diluirla, a sfogarmi e a sfogarla.
O forse non ho provato niente perchè forse non so da che punto iniziare.
Perchè in questi anni ho imparato che non è male accettare altre persone nella mia vita, che non c’è nulla di umiliante nel prendere nella propria una mano tesa, se ne ho bisogno. Che nessuno mi volta le spalle se ogni tanto mostro qualche debolezza, anzi, sembra che faccia piacere vedere qualche buco nella mia corazza ogni tanto, mi rende umana e più accettabile.
Ho imparato tutto questo, ho imparato a confidarmi con gli amici, a condividere quello che fino a pochi anni fa tenevo esclusivamente per me.
E adesso, swipf, mi hanno tolto il tappeto da sotto i piedi. E penso che sarebbe stato meglio camminare su un terreno accidentato per tutto il resto della mia vita, piuttosto che provare il morbido e tornare al terreno accidentato sbattendoci la testa e ogni osso e sentendo sanguinare ogni centimetro di pelle.
Perchè adesso come adesso, oltre a stare passando un periodo di merda di mio, per le mie questioni pratiche di vita, sembra che tutti abbiano deciso che era tempo di fare come il sindaco di Nightmare Before Christmas, voltare faccia. Che sia la vera, che sia artificiale, tutti sono cambiati, a modo loro. Chi si è comportato palesemente da stronzo, chi si è allontanato senza alcun motivo, chi si è scoperto (e quando mai) è qui solo quando ha bisogno lui. Che ogni volta ti illudi non sia così, invece ogni volta, amareggiato, scopri che è una caratteristica più comune di quella di avere due occhi.
E resto qui, con nessuno e con il bisogno insano, malsano, di qualcuno.

E sarei anche un po’ stufa di questa serie infinita di post inutili e lamentosi, cupi come la venatura cupa che ha preso questo fottuto autunno che presagisce già un dicembre dove il desiderio costante sarà il letargo, se possibile, senza opportunità di risveglio.
Ma non parlo con nessuno e non faccio niente. Scambio una cinquantina di parole a lavoro, un paio di « salve » qua e là, e poi a casa, a pulire la casa o a ottimizzare iobloggo o a stirare o a guardare telefilm e comunque, sempre, ad alienarmi con il senso di silenzio che ho nella testa e nella gola.