E me ne torno a casa, con coda tra le gambe, orecchie abbassate e occhi lucidi.
E perfino in un blog protetto non riesco a palrare di questo masso che ho nello stomaco, nemmeno sul mio moleskine non posso farlo, tantomeno posso permettermi di pensarci.
Spero solo che finisca tutto presto, spero solo di tornare a stare un po’ bene, non ora, ma almeno da gennaio, nuovo anno, un contratto (si mormora) a tempo indeterminato con relativo benedetto e assolutamente necessario alla mia sopravvivenza stipendio.
Che quando gli amici mi guardano con pena a sentire quanto prendo, che sentirmi dire che sono la programmatrice di biella che ha lo stipendio più basso, che sentirmi dire dall’ex macellaio che con poche ore in più la settimana lui prende 300 euro in più al mese, ecco, insomma, non ne posso più. Che si che mi arrotondano lo stipendio ogni sei mesi, però contandoci in mezzo la tredicesima e la quattordicesima, quindi non è che arrotondino più di tanto.
Sapere che se il mio socio in questa piattaforma fosse una persona normale, quei 500 euro che stagnano lì sui conti di paypal e adsense, me li lascerebbe a me invece che al signor nessuno, considerando che sono la metà di quanto già incassato da lui, e considerando che a me servono davvero.
Sapere che sono una persona incapace di un minimo di organizzazione e che questo è davvero un periodo del cazzo e io solo ieri mi sono autoimposta quel centinaio di regole tassative da seguire per tirarmene fuori, in un modo o nell’altro.