Stavo per piangere al supermercato. Mentre passavo tra gli scaffali e non riuscivo a focalizzare l’attenzione sui prodotti, e mi sembrava ci fosse tanta, troppa, gente e io avrei voluto una bombola ad ossigeno e una bolla di sapone tutto attorno per non farmi toccare da tutta quella gente a destra e a sinistra, ovunque. Non ricordavo cosa mi serviva, e quando lo ricordavo non lo trovavo.
E pensavo che a casa ho tanti pacchetti di pasta che non cucinerò per chissà quanto tempo, e che erano mesi che non facevo una spesa che superasse i cinque euro. E alla fine ho comprato prosciutto, spaghetti di riso e smack. Volevo anche il coccolino per stirare ma non c’era, volevo il filtro ai carboni attivi ma non c’era. O perlomeno, non c’erano per me e non volevo restare dentro quel posto infernale e ritrovarmi a singhiozzare in mezzo a coppiette che mi avrebbero aggirata e avrebbero continuato la loro spesa tranquilli. E non riuscivo a non pensare che tre giorni fa si parlava del fatto che è un periodo strano e che il fatto di non uscire assieme noi tutti non sia un bene per nessuno e che prima o poi comunque volenti o nolenti avremmo riniziato a uscire tra noi e poi tre giorni dopo voi uscite. E me lo si dice anche, ma senza chiedere se voglio andare. Tristezza, solitudine, senso di abbandono, sensazione di aver fallito in tutto, nella mia vita.
Credo non farò più la spesa per i prossimi dieci anni.