« Allora mentre se ne andava gli ho messo il braccio intorno alla vita e l’ho stretto a me, e in quel momento ho visto in un secondo tutte le volte che lui aveva fatto quel gesto con me. Io non l’avevo mai fatto prima, e non credo che riuscirei a farlo ancora. Non mi piace come gesto. »
Quanto è rimasto di quei momenti lontani, lontanissimi.
Quando a casa mia, la scorsa settimana, mi ha abbracciata, io ho sentito premere contro la pelle le sue ossa, le sue braccia, ed erano le stesse, le stesse di più di sette anni fa. Incredibile come un gesto, anche se non apprezzato e fuori luogo, sappia far riaffiorare ricordi così vividi, così presenti, così solidi e così evidentemente invadenti in tutto il mio presente. Non cerco forse autunno e maglioni, per sentire quello stesso tessuto sotto la pelle? Per sentire lo stesso odore nei bar in cui passavamo le mattinate? O anche solo per mettere la sua maglia preferita. Nonostante fosse solo la cotta di una ragazzina, ha lasciato come certi piccoli ricordi, odori, sapori, sensi, marchiati a fuoco un po’ qui e un po’ là. Come tutto il resto della mia vita, solo che questi hanno una nota di dolce in più, come vanigliata.