Allora, già siamo in un posto scazzosissimo chiamato bowling, in cui non mettevo piede da cinque anni, accidenti (il bowling, da noi, è il ritrovo dei ragazzini, per dovere di croncaca).
Siamo lì per vedere la partita, wow.
Sono già mezza assonnata, mezza depressa, mezza decisamente annoiata, e sono seduta su un divanetto. Siamo in quattro, e aspettiamo il quinto. Gli altri tre sono nei divanetti perpendicolari al mio. Tia a un certo punto se ne va a casa un attimo a registrare ER che si era dimenticato (ok, esco con gente malata). Quindi, mi sposto sul loro divanetto, a dieci centimetri dal mio, visto che c’erano due metri in mezzo e mi sentivo un pochino isolata. Arrivano due tizi, sopra i trent’anni, e mentre si siedono chiedono « è occupato? »; io, che non sapevo (e non mi interessava) chi e quanti aspettavamo, chiedo a chi di dovere, mi giro e rispondo « » (si erano già seduti). E lui « cosa? » (non aveva sentito) « sì: sono occupati. ». E questo scarto di essere vivente cosa fa? Mi guarda, mi sorride come si sorriderebbe a un tenero idiota, e mi fa « eh, vabeh ». Sorridendo. Lo guardo storto cercando di capacitarmi del fatto che uno sconosciuto si sta comportando in modo cretino senza alcun motivo logico e umano (c’erano anche altri posti liberi, cazzo!), l’amico gli fa « vabeh se sono occupati cambiamo posto » e lui lo zittisce con lo sguardo dicendogli « no, va bene qui » sempre guardandomi e sorridendo con aria di sfida. L’ho osservato e mi sono chiesta se vedere quel viscido e rivoltante sorriso senza un paio di denti (o anche tre) sarebbe stato utile a sofgare la rabbia che mi stava salendo, poi ho visto la faccia e ho deciso che no, era già rivoltante così di suo. Poverino.