Di là, in cucina, nel frigorifero, da un paio di mesi, ho due bottiglie di birra. Da più di un anno ho anche una bottiglia di ratafià, regalo di mio zio, liquore di ciliegie fatto in casa. Ah e poi ho il liquore di caffè, che usavo per fare la torta al caffè. Non bevo mai quando sono in casa, da sola. Per questo mi rimangono per mesi queste cose. Quando ho aperto questo blog, capitava spesso che bevessi in casa. Prima, quando convivevo con lacy, ci sono state tante sere in cui sola, davanti al pc, bevevo le mie tre o quattro bottiglie di birra. L’oblìo della mente, che bella cosa. La cura migliore, per non sentire la solitudine. Adesso la sento tutta invece, a mente lucida, sento il silenzio della casa, il silenzio di tomba, a parte il mio respiro e qualche raro movimento dei gatti addormentati. Adesso non compro più bottiglie di montenegro da finire prima ancora di averle aperte. Non ho rum, non ho vodka, non ho martini bianco, non ho niente e non compro niente. Non saprei fermarmi al primo bicchiere. Mi verserei un martini, poi un secondo, poi un terzo. Poi sarei troppo triste per lasciarmi cadere ancora più giù, e verserei il quarto per tirarmi su. E’ stato difficile. Difficile come essere rintanati sotto una morbida e calda coperta e sapere di dover uscire, al freddo, appoggiare i piedi su un  pavimento di marmo, sapere che può anche darsi che inciampi e ci sbatti la faccia, contro quel duro pavimento. Difficilissimo. Sarebbe più facile starsene rintanati sotto, ma poi alla fine, ti girerersti e rigireresti finchè non ti rendi conto che hai sprecato la giornata, a stare lì al morbido e al caldo.
E così non voglio sprecare più momenti. Non voglio oblìo, non voglio sensi attutiti, non voglio che la vita mi arrivi ovatatta. Voglio sentire, toccare, ogni momento, anche i più duri, anche i più ruvidi. Ci ho messo anni a capirlo. Ma sono felice di esserci finalmente arrivata. E non importa se adesso sento la solitudine come fosse un sacchetto sulla testa che mi soffoca, non importa se io continuo a esporre i miei sentimenti e vengo ignorata, vengo delusa, tradita, derisa. Non importa se in questo momento le cose che vanno bene le conto sulle punte delle dita di una mano. Non importa se i soldi sono sempre troppo pochi. Non importa se mi sento un’estranea alla vita e non riesco ad ambientarmi in quello che chiamano mondo. Non importa. Rimango aggrappata qui, e mi servono tutte e due le mani e tutte le mie unghie, quindi non ho proprio modo di prendere in mano un bicchiere e bermelo.