Mi sono autostupita.
Tornando a casa ho notato del fumo sul lato della strada, e gente con griglie rotonde in mano e sacchetti marronicini.
Quindi mentre pensavo se andare a casa a fare ciò che dovevo fare o fermarmi lì, qualcuno ha suonato il campanello del pullam e lì ho capito. Sono scesa in fretta e mi sono diretta a passo sicuro, mani nelle tasche dei jeans troppo larghi, stivaletti morbidi senza tacco, capelli assolutamente uguali a come mi sono alzata e maglietta a mezze maniche verde militare della benetton, troppo lunga essendo da uomo, dicevo, a passo sicuro dalla signora. Ogni anno è lei. Lei non si ricorda di me, come potrebbe? Ma io mi ricordo, di lei, dei suoi capelli, del suo sorriso e del suo accento. E del fatto che pago tre euro un sorriso suo, un sorriso mio ancora più grande e un sacchetto di caldarroste. Il primo dell’anno.
Con le mie caldarroste in mano, è come se mi fossi svegliata da troppi giorni di torpore pre-autunnale. E’ come una sindrome. Ogni anno c’è, e ogni anno io la intepreto come i sintomi di una possibile depressione, invece è solo questo: torpore in attesa di qualcosa che mi dica, che dica al mio corpo “ehy, è autunno”. Che sia la prima foglia rossa, che sia l’odore d’autunno, che siano le caldarroste, che siano i primi timidi cappottini corti e poco pesanti.
Entro all’essssselunga con il mio orgoglioso e baldanzoso sacchettino profumato di fumo, intrattengo un’amichevole conversazione con il mio commerciale che aveva appena affittato un film, saluto tia mentre lavora e lo invito per cena+film. Compro due surgelati, affitto la foresta dei pugnali volanti, arrivo a casa e libero quasi interamente la cucina, pulisco per terra, lavo, riordino un po’ il bagno e la camera e arriva tia. Cucino (aziono il microonde) e metto su il film. Finito di cenare offro tutte quelle cose che ho in casa ma non mangio (residuo di cene, di ex ragazzi, di gente che non sa dove lasciare le cose), vedi gelato al cioccolato, pringles di cioccolato, nesquick e tutto quanto abbia cioccolato dentro. Metto su il the alla ciliegia nella theiera di terracotta e lo verso nei bicchierini di terracotta con tutta la cura e la calma che l’azione in sè mi infonde, immaginandomi nell’antica cina con un kimono addosso e lunghi capelli lisci mentre sullo schermo passano scene irreali di combattimenti in mezzo al bambù.
Mi sento rinata. E vedere qua di fianco al computer tutti i piatti e i bicchieri traslocati dalla cucina mi mette di buon umore.
Che stasera io riesca a dormire bene?
Ho anche fatto la doccia e acceso un incenso.