Sai, ho dato un’occhiata al tuo blog. Ho letto. Poi mi sono soffermata sulle faccine dell’umore.
Presa dai dubbi. Sono andata a leggere gli archivi di quei primi mesi. Non una faccina sopra il 6.
Ti vorrei scrivere, ma non lo farò. La glacialità della tua voce, al telefono, ieri, mi ha tolto ogni speranza di un contatto umano (almeno nel futuro più o meno immediato).
Ti vorrei scrivere per chiederti se hai capito qualcosa, in questo mese. Se hai riflettuto sulla nostra storia, sui sentimenti, sulle aspettative, sui problemi che l’hanno colmata. O se hai semplicemente usato il metodo più semplice per dimenticare e chiudere in un cassetto, come fai sempre. Salvo poi che quando i cassetti si riaprono, tu non ne te accorgi, se ne accorgono gli altri.
Ieri sera dicevo a tia che non è giusto che sia solo tu a decidere. A te fa stare meglio staccare ogni contatto. A me farebbe stare meglio il contrario. Eppure decidi tu. Effettivamente, è normale decida tu. Non posso obbligarti a parlarmi. Però è da egoisti. Decidi solo tu, frignando via email e via msn che è un tuo diritto decidere come tu devi affrontare questa cosa e io non devo giudicarti, senza fermarti nemmeno un secondo a pensare che in questo modo decidi anche per me. Ma che t’importa? T’ho lasciato io, se così si può dire, quindi il patteggiamento c’è solo se lo vuoi tu. Vanno così queste cose no? Anche nei telefilm.

Io rileggo il tuo blog e penso se. Se scrivevi solo quando eri triste o se eri proprio così. Triste.
Se è stato solo uno stupido scherzo del destino, innamorarmi di te proprio nel momento peggiore, o se sei proprio così.
E’ un dubbio che mi assilla, in continuazione. Sei così? O era il momento? Mi sono innamorata della persona sbagliata, o semplicemente sono stata sfortunata?
Come? Perchè ho questo dubbio?
Perchè sono innamorata. Ancora, dopotutto, sono innamorata di te, di te come ti ho conosciuto. Mi manchi ogni secondo. Mi mancano i progetti per il futuro, mi mancano quei rarissimi sorrisi. Quelle rarissime giornate in cui t’impegnavi a mettere da parte tutte le tue paranoie tendenti al depressivo e mi facevi stare bene, come nessuno aveva mai fatto.
Mi odio così tanto per aver perso la testa troppo in fretta. Mi odio tanto per l’aver forzato troppo a lungo qualcosa che non funzionava. Anche se non avevo scelta. So di aver sbagliato a fare quello stupido tira e molla per mesi. Mi hai sempre rinfacciato di essere piena di dubbi e che non sopportavi che tornassi sempre, dopo una settimana, sulle mie decisioni. Il fatto era che ti amavo, da morire. Anche se non lo hai mai creduto, anche se con te doveva essere una dimostrazione continua, cosa che io non so fare. Ti amavo nonostante non riuscissi, non potessi stare con te.
Chiedermi di non avere dubbi era impossibile. Quante notti ho passato a piangere per non riuscire a smettere una storia che mi faceva star male. Una storia in cui prendere un aperitivo con gli amici era un dramma. Una storia in cui la più piccola cazzata era motivo per una lite, in cui il mio amore era sempre messo in dubbio, in cui l’idea di sentirci meno di tre ore ogni giorno non poteva essere contemplata.
Eppure ti amato davvero tanto, e ti amo ancora.
E lo so che sono cose che con il tempo passano, che metabolizzerò con il tempo, e che prima o poi verranno cancellate.
E’ sempre così. E lo sarà anche questa volta.
Però adesso fa un male cane.