Ok il piano è: sgombro la cucina, scendo in cantina e prendo vernice e teli, preparo tutto bene (tolgo il lampadario, le tende, lo scolapiatti) e oggi pomeriggio imbianco.
Ah. Devo anche chiedere a mio padre se ha il bastone lungo per i rulli, per il soffitto.
Ringrazio il cielo che la cucina è piena di piastrelle fino a 1.70 da terra, da dipingere c’è quasi solo il soffitto.
L’ultima volta che ho dipinto. Mi sono svegliata una mattina. E *lui* aveva sgombrato tutto il corridoio. E abbiamo dipinto insieme, ridendo, scherzando, verniciandoci addosso e sperimentando la sensualità della scala.

Mi sono sempre chiesta se avrei sentito la necessità di cambiare casa, dopo la rottura con lui. Era sempre stato così, in passato. Eppure questa casa la sento mia, molto più di tutte le altre, e non vengo investita di ricordi quando la guardo. Alle volte mi dimentico che lui dormiva qua e che le uniche persone che hanno mangiato al tavolo della cucina siamo io e lui. Che l’unica persona che ha dormito in questa casa è lui. Questa casa è molto più mia e sua di quanto non lo siano state le altre, in cui entravano e uscivano persone diverse.
Eppure mi piace, la amo, e questo cancella eventuali tristezze nel viverla, nel viverci.
Però questo. Dover imbiancare. Da sola. Fare da sola quello che avevamo progettato e immaginato insieme. E’ un colpo un po’ più pesante.
Ancor più pesante è piangere il sabato mattina di un sabato impegnato, dopo sette ore di sonno e molto malditesta.