Nel sogno di questa notte ero un ragazzo che faceva innamorare una star del cinema. A Venezia.
Incredibile.
Faccio anche i sogni melensi, ora.

Ieri sera t. non ha mandato il messaggio, ovviamente. Ovviamente il mio telefono, di solito muto come una tomba, ha ricevuto quattro messaggi inutili e un’inutile chiamata, quel tanto che basta per farmi morire di crepacuore a sentire squillare. Potrei pensare che non è uscito, quindi non mi ha scritto. Potrei pensare che se ne è dimenticato. O che boh. E’ un comportamento sospetto. Fosse qualcun’altro, avrei già pensato che è evidente che mi sta evitando. Ma è t., e non farebbe mai una cosa simile. Per quanto lo conosciamo tutti noi. Di questo sono sicura.

A parte questo, il resto resta qua. Ieri sera il solito barista mi ha mandato un sms per lamentarsi del fatto che è in ferie ma non c’è nessuno e chiedermi se avevo notizie di sara (con cui ci sta provando spudoratamente da un mese). Gli ho risposto che dopo l’ultima divertente serata non ci siamo più sentite (strano, eh!). Ha risposto che non sembrava così grave, dall’esterno. Effettivamente, dall’esterno, era un tavolo di tre persone in silenzio, con una delle tre, io, che appena si accennava a riprendere la discussione si alzava e andava alternativamente a fumare, al bancone, in bagno, in qualsiasi altro posto.
Il problema è stato che: ha saputo, in via ufficiosa, che probabilmente verrà trasferita (lavora in un pub ora) nel nuovo locale comprato dai suoi titolari. Tia me l’ha detto un giorno, mentre si parlava. Niente d’importante, mi sembra. Quella fatidica domenica sera si parlava tutti e tre e io ho fatto capire, dicendo qualcosa, che lo sapevo. Lei è andata in crisi isterica con Tia, dicendo che aveva detto di non dire niente a nessuno, e Tia l’aveva detto a me. Punto primo: Tia non credeva che Sara si riferisse a quella cazzata (perchè è davvero un fatto irrilevante), quando diceva di non dire niente a nessuno. Punto secondo: (e questo Tia l’ha detto a Sara) tutti sanno il rapporto che c’è tra me e Tia. Non esiste che si dice qualcosa a lui e lui non lo dica a me, e viceversa. E’ palese. Punto terzo: lei per prima ha detto questa cosa a Tia quando non doveva dirlo a nessuno. Punto quarto: non inizi una discussione sul fatto che non doveva dirmi qualcosa mentre io sono seduta al vostro tavolo. Sono stata in silenzio tutta la discussione, poi ho scazzato. Per forza. Ho iniziato a chiedermi cos’aveva detto di così grave quel giorno per non essere detto (non poteva certo essere solo la stronzata del trasferimento). Ho inziato a innervosirmi per l’enorme mancanza di tatto che stava dimostrando (sembrava io non fossi nemmeno seduta lì!). Mi sono innervosita ancora di più quando è stato Tia a doverle spiegare i motivi per cui me ne ero andata dal tavolo (Tia c’era arrivato da solo, ovviamente…). Al che dopo un po’, mi giro e
« Sara, a parte che è discutibile il fatto che tu inizi una discussione del genere con me qua, perchè volente o nolente, sembra che il problema sia l’averlo detto a me »
« No ma non c’entri te … »
« A parte questo, è sempre stato così. Quante volte io ti ho detto cose che Tia mi aveva chiesto di non dire? E quante volte Tia ti ha detto cose che gli avevo chiesto di non dire? »
« Sì, ma ero dall’altra parte, è diverso »
« Ah quindi, quando ti fa comodo va bene, quando non ti fa comodo t’incazzi? »
« Sì. »
Ovviamente le risposte idiote che ha dato erano cazzate, non sapeva semplicemente cosa dire.
Il discorso è finito lì, e lì sono finite tantissime altre cose. Che si fotta. Qui non si parla più di ingenuità semplice, qui si parla di non essere mai cresciute sopra i quindici anni. Si parla di non aver mai imparato concetti quali amicizia, onestà, chiarezza. Il mese prima mi chiedi scusa e dici che per te non è mai cambiata la grande amicizia che c’era tra noi, e la settimana dopo non ti sento più e ti da addirittura fastidio che io sappia cose inutili sul tuo conto dal mio migliore amico? Bah.