Cazzo. Leggo di chi ne compie ventuno, e penso alla mia età.
22 anni.Ventidue. Scritto così, mi fa impressione. Ho visto in una ragazzina di quindici anni, in un paio di giorni, tutti i miei comportamenti. Ci passiamo tutti, dai quindici anni, dopotutto. E quello che senti, dentro, è sempre la stessa cosa. Un agitarsi, che non comprendi. Che porta a non dormire, che porta, nel (non proprio) peggiore dei casi a patologie varie come ansia, panico, autolesionismo, insonnia, depressione, anoressia, bulimia. Tutto questo solo perchè dei pezzi, dentro di te, si stanno muovendo. Stai mettendo i mattoni per costruire ciò che sarai, ma non te ne accorgi, senti solo mattoni che si muovono e vai fuori di testa, non capisci. E che bello avere a fianco una persona che ti dice che migliorerà. Che non stai morendo, che non è la fine del mondo. Tutti ci passiamo, poi passa e va, e lascia un puzzle di pezzi che sono te stessa.
Adesso ne ho 22. E mi aggiro per casa mezza ubriaca di vodka, felice per come si muovono gli ingranaggi dell’universo … mi chiedo se l’ho davvero passato quel periodo. Ho saltato pezzi fondamentali? Tutti mi dicono che sono cresciuta troppo in fretta, a causa delle scelte. Obbligate o no. Ho risolto le mie patologie varie, a parte l’insonnia, che almeno adesso è dovuta (per la maggior parte) a stress vari. Almeno non vedo più albe, ogni giorno. Di tagli sulle braccia, di cicatrici visibili ogni giorno, ne ho a sufficienza per ricordarmi che è stupido averne altre. L’ansia sembra essersi placata, lo nota chi mi sta intorno (« almeno adesso respiri normalmente »). Sono a posto.
Ma cambio ancora e ancora non so chi sono. Credo che non tutti i pezzi del mio puzzle si siano messi a posto. Eppure ci sono ragazze della mia stessa erà che crescono figli, che hanno la vita a posto, che hanno trovato la loro strada. E io mi sento sempre un passo indietro.