Giornata strana. Sbalzi d’umore causati da eventi strani, che si accavallano nel corso di poche, quante?, 20 ore, nemmeno. Serata a parlare di volontariato in Africa e a sentire racconti di cose che mi portano fuori dalla realtà che vivo e mi fanno capire che la vita è così grande, così immensa, e io non ne sto che vivendo una piccola parte, come facciamo tutti. Invidio Laura che torna arricchita da un’esperienza del genere e si trova, appena uscita dall’università, con un contratto da maestra a tempo indeterminato, saltando senza alcun motivo logico le graduatorie. La invidio ma sorrido rendendomi conto che, più forte dell’invidia, c’è la felicità per lei. L’invidia è solo un’ombra, umana, naturale, ma non posso che sorridere pensando a queste cose.
Il tizio, il «coglione», questa sera ci ha evitati, evitando di salutare perfino. Mah. Trent’anni, e paura di rispondere a un messaggio. Dovrei davvero lasciargli 15 centesimi di mancia, o come dice un amico, dargli il mio telefono e dirgli di rispondere direttamente lì.
E poi ho incontrato lui. Per caso. Per una casualità assurda, proprio oggi che stavo pensando che basta non pensarci, che devo stare da sola e cercare di far passare tutto e ragionarci a sangue freddo più avanti. Molto più avanti. E mi scopro mentre di nascosto mi chiedo perchè a tutti e tutte da due baci sulle guance di saluto mentre io ne ricevo solo uno, lunghissimo. Dovrei aver smesso qualche anno fa di farmi domande del genere. Ma vabeh. Chissà se crescerò mai, un pochino.