Guardarlo. Ascoltarlo. Cercando di non pensare, cercando di non sentire di sentirmi piccola e impotente, a star lì, a non dire niente.
A non dire una cosa che probabilmente è ovvia. O forse no.
Scendere dalla macchina con un’esitazione. Con la voglia di ripensarci, risedermi, chiudere la portiera, guardarlo e dirgli che quando si avvicina mi sento scaldare la pelle. Che lo starei ad ascoltare per ore, quando parla. Che quando c’è lui sento ogni nervo distendersi e ho voglia di sorridere.
Che sono sicura, quasi sicura, che lui tutte queste cose le sa già, ma voglio essere io a dirgliele. In prima persona, guardandolo. Consegnandogli, tra le mani, tutte queste cose. Tutto quello che sento. Vorrei non fosse solo qualcosa di tangibile nell’aria, vorrei fossero concrete e definitive parole a scandire tutto questo.