Sono tornata.
Ho un disegno (pastrocchio) da postare, pagine di moleskine da ri-scrivere in modalità leggibile, un’abbronzatura tendente alla scottatura (e chi pensava che alle dieci del mattino battesse così tanto il sole?).
Ho il fatto che lui ovviamente non è venuto su oggi, e che questa sera ha saggiamente evitato di incrociarmi pur essendo nello stesso locale. Non importa. Se l’interesse da persona era già calato dopo i primi due giorni, direi che ora come ora è calato del tutto. Che ho altro da fare che « rincorrere » qualcuno. Mi basta sapere che la metà dei suoi amici e conoscenti pensa di lui che è un coglione.
Non ho più serenità di prima.
Ho dormito il 70% del tempo, il 25% del tempo ho letto. Il restante 5% del tempo l’ho diviso tra: angy camminatrice, angy buone relazioni con il pastore, angy spaccalegna, angy boscaiola (mi fa ancora male la schiena, maledetto altruismo), angy meditatrice, angy impaurita da strane notti e strani sogni. Ho anche mangiato, un pacchetto di crackers, due crostatine mulino bianco, un uovo fritto, della pasta offerta dai simpatici settantenni che ho aiutato trasformandomi in angy boscaiola.
Ho sognato, tanto, troppo. Sono arrivata al punto di non sapere più da quale esatto istante della mia vita ho iniziato a sognare. Ho cominciato a credere (sperare) di avere sognato tutti questi ultimi anni. Sono arrivata alla triste conclusione che non è così.
Ho visto un topolino. Ho sentito camosci e aquile. Ho visto un ghiro e mi ha parlato, ma forse una parte la stavo sognando. Ho parlato con cinghialini. Immaginari. Ho accarezzato cani, gatti, mucche, asini e muli. Ho accarezzato foglie, meravigliandomi di quanto siano complesse nella loro semplice venatura. Ho osservato ragni tessere tele intricate, formiche sbranare briciole di pane, ho ascoltato il rumore incessante del fiume, ho osservato la nebbia correre, ho sentito il calore del fuoco creare macchie rosse sulla pelle nuda. Non ho smesso di pensare. Non ho smesso di sentire. Incompletezza.
Ho voglia di una persona. Che non avrò mai. Una persona per cui sono un’amica, una sorella. Una persona che in me vede … non so cosa veda. Niente di così interessante, comunque. Io in lui vedo l’unica cosa, in questo momento, che potrebbe funzionare un po’. L’unica persona che strascichi con sè un minimo di interesse per il genere umano, l’unica persona che ancora raramente genera pensieri annoiati, pensieri distanti, pensieri di cui mi pento nell’attimo in cui mi attraversano.

Sono in uno di quei momenti, nella vita, in cui non ho la minima idea di cosa sarà di me. Domani, tra una settimana, tra un anno, tra mille.