E lui dice che tanto ci starò male due giorni e mi passerà. E ripenso a quando cercavo di spiegargli che per lui avevo il sospetto che fosse diverso, per questo lo chiamavo "amore". La sensibilità al dolore, dentro di me, è stata bandita con estremo successo. Non sto male nemmeno per cinque minuti per cose che non mi interessano, e per cio’ che mi interessa è comunque limitata a giorni. Sono diventata bravissima nel girare pagina, nel lavare via tutto, e nel mantentermi in stato di tranquillità.
E ora non riesco a piangere, a disperarmi, a stare rinchiusa in casa, ma nonostante non possa dimostrarlo mi sento semplicemente a pezzi, con un buco enorme che non tento nemmeno di colmare con dolci e amici. Ora sto provando dolore, non rabbia, insoddisfazione, tristezza, malinconia, apatia, tutte sensazioni ben conosciute. No, dolore, quello che chiude lo stomaco e la testa nel vuoto più assoluto.
E anche se ho sempre detto che a me non piace rincorrere, che quel che deve succedere succede, senza necessità di interventi drastici, ho anche sempre saputo che con lui non era così. Che non accetterò e volterò pagina, cancellando una persona così importante.