Alle cinque di mattina finisce "Chiedimi se sono felice" di Aldo Giovanni e Giacomo.
Mi metto a dormire, con sara che dormiva già da un pezzo di fianco a me. Non doveva venire lì, ma alla fine la serata ha preso una certa piega alcolica (per loro) e ha preferito restare che guidare ancora. Compagnia a casa mi fa sempre piacere, quindi ne ero felice.
Alle 6 circa, forse un po’ prima, sento molto caldo. Mi sveglio per andare in bagno e prendere un po’ d’aria, guardo il telefono, guardo l’ora, nessuna chiamata senza risposta, bene. Arrivo in cucina e poi non lo so. Svengo. Tiro giù le poche – perfortuna – cose sul tavolo, tra cui un vaso piano per le candele galleggianti che per qualche miracolo non si è rotto, un posacenere in terracotta che si è ovviamente rotto, un coltello. Mi tagliuzzo un po’ il braccio (tagli superficiali e minuscoli) e rimango lì. Sara si sveglia per il rumore, si spaventa, viene a vedere, io mi rialzo nel buio completo e cerco di andare in camera da letto ma sbaglio direzione non vedendo nulla e vado invece verso lo studio. Ri-svengo di fronte al bagno. Torno in me, capisco dove sono dopo un po’, mi trascino fino al bagno, vomito i pochi croissant mangiati poco prima e dopo un quarto d’ora – mezz’ora la vista torna normale, a tutto campo, e mi alzo. Arrivo fino al letto zoppicando, massaggiando schiena e testa che fanno male tutt’ora, dopo un po’ passa anche il ronzio alla testa. Alle sei e venti mi addormento. Alle otto e venti mi sveglio ed eccomi qui, in ufficio.