Due e mezza di sera.
Di notte. Dovrei andare a dormire.
Dopo la solita serata al sek, con le nostre birre e il giro di southern finale.
Con la solita (?!?) neve fuori dal locale. Invece penso a domani, domani che sarà un mese.
E poi penso che domattina andrò in via tripoli, polizia municipale, a ritirare una certa notifica.
E chiamerò mio padre chiedendogli se ha voglia davvero di venire in stazione alle 23:30, esclusivamente al servizio della mia felicità personale.
E deciderò con sara se andare a Biandrate a fare shopping in un centro di spacci, che è quello che vorrei ora. Ne ho bisogno. Non devo pensare a tante, tantissime cose, ora.
Ultimamente raccontare e riraccontare la solita storia, i soliti motivi, a chi è ansioso e affamato di spiegazioni, mi distrugge. Ogni volta vorrei salire in casa e piangere, finalmente, sfogarmi. Ma arrivo a casa e trovo solo lenzuola fredde e immobili ad accogliere lacrime che dopo qualche secondo sembrano solo inutili e deboli.
Vado a dormire.