Adoro questa stagione.
Da lunedì fa freddo, pochi gradi, c’è sole, non una nuvola, e c’è quel vento freddo che l’unica cosa da fare è accendersi una sigaretta e stare seduta sul muretto a scaldarmi.
E’ un vanilla sky, è bellissimo. E’ come l’inizio del racconto di king, quello dove descrive lo stesso cielo e da un momento all’altro il protagonista si aspetta di vedere l’etichettina L.A. da qualche parte.
Mi si congelano le mani, ma non importa.
Penso a come vorrei andare in un parco a camminare e a buttare all’aria le foglie, sollevando odore di muschio. A come vorrei andare in giro per strada, camminare e camminare, tornare nei luoghi di campagna in cui sono cresciuta e portarmi dietro una sigaretta di nascosto e camminare ore per fumarla nella più assoluta solitudine. Forse voglio una casa isolata. Non ne sono certa, ma l’idea di essere isolata, di poter girare per casa con le tende aperte senza preoccuparmi di essermi messa addosso qualcosa, senza sentire vicini o passanti parlare, uscire sul balcone in maglietta senza che la gente per strada mi guardi storto. Adesso come adesso non mi sento sola. Ma so che tra cinque minuti mi sentirò così.

Ho sonno, sto morendo di sonno. Il toast mangiato a pranzo è stato come un mattone abbattuto sul mio corpo, adesso mi si chiudono gli occhi e vorrei solo dormire, dormire per giorni. Peccato non si possa fare, peccato che stare a casa la sera da sola per me è un idea pressochè inaccettabile e so già che stato d’animo porterebbe. Non sto nemmeno benissimo, appena mi alzo dalla sedia e faccio i primi passi, fitte, come sempre. Per mesi non ne ho, poi arrivano giorni in cui mi sembra di morirne. In cui camminare è impossibile. In questi giorni vorrei essere a letto, sotto il piumone rosso, caldo, avvolta nelle lenzuola, con qualcuno che mi accudisce come se fossi la più piccola delle bambine.