scrivevo questo.
riassunto: "arriviamo in boheme.Tempo cinque minuti iniziano a giocare a carte.sara ed elena parlavano dei cazzi loro.Esco per parlare al telefono, rientro e c’è un altra persona che si era seduta al mio posto.ho preso baracca e burattini e me ne sono tornata a casa da sola a piedi sotto la pioggia."

fantastico.
già che c’ero mi sono letta un pezzo del diario dei 15 anni. due mesi a ridosso di quel capondanno, il 99. quello che probabilmente storcerà tutti i miei futuri capodanni. cosa importa? altre cose mi ricorderò sempre e rimarranno sempre qui intorno, ben serrate, a proteggere. mi ricorderò di IlCespuglio, mi ricorderò dei miei genitori, mi ricorderò della scuola, delle notti, dell’alcool, del fumo, degli errori, delle vite perse e di quelle nuove, delle passioni e delle delusioni. mi ricoderò le frasi, tanti profumi e poche facce, mi ricorderò la campagna, mi ricorderò l’amore, l’odio, la malinconia, la nostagia che ho imparato a non avere, la sofferenza che ancora non conoscevo, la felicità che trattenevo.
sono tante tacche, come cicatrici bianche su un avambraccio abbronzato, tacche su un bastone che si sta allungando e malleando, che sta diventando più semplice da impugnare e la cui corteccia si sta indurendo e screpolando.
fino a scoprirne il verde germogliante all’interno.