non so come sia nelle altre città.
la mia idea di negoziante è:
1) educazione con il pubblico come in qualsiasi lavoro.
2) gentilezza in quanto io, cliente, sono quella che ti fa mangiare.
3) prontezza e presenza in quanto se non sei alla cassa, non vendi e non mangi.

la mia idea basilare di negoziante si scontra totalmente con i negozianti di biella.
loro lavorano perchè non sanno che altro fare. sembra non abbiano alcuna necessità di lavorare e tu, cliente, sia solo una scocciatura che gli fa interrompere il discorso con le altre colleghe o la lettura di un giornale.
i negozi di biella, in media, aprono alle 9:30 del mattino e chiudono alle 18:00, con pausa pranzo dalle 12:00 alle 15:00.
Totale ore lavorative quotidiano: 6:30. Quelli che lavorano 6:30 sono pochi comunque, moltissimi negozi chiudono alle 17:00, o aprono dopo la pausa pranzo alle 16:00, alcuni alle 11:00 del mattino.
molti sono chiusi al sabato e alla domenica. Anche quelli nella via principale, dove la domenica c’è un fiume di gente biellese quindi piena di soldi con il portafoglio straripante che aspetta solo di essere svuotato.
ma a parte gli orari, la cosa peggiore sono i commessi.
i commessi hanno questi comandamenti:
1) non avrai altro commesso al’infuori di me.
2) se entra un cliente più rispettabile (più aria di soldi) io smetterò di seguire te e seguirò lui.
3) non pretendere che io sia sempre a quella stupida cassa, ho una vita privata eh!
4) non disturbarmi se sono al cellulare.
5) se non ho ancora finito di raccontare del tizio che mi sono scopata ieri sera alla mia collega, non interrompermi.
6) se ti aggiri per il negozio guardando le cose e basta, ovviamente ti pedinerò con aria sospetta pensando che tu voglia derubarmi. non mi fido io dei controllori elettronici.
7) tenere un cane chiuso nella mia vetrina con un guinzaglio e una ciotolina di acqua renderà il negozio più visitato perchè "oh è così cariiino".
8) non fare il rompicazzo facendo domande tipo "ci sono altre taglie di questo?". Cercatela.
9) se la pellicola del film è rovinata, la maglia ha dei fili tirati, o il fumetto ha la copertina rigata, non c’è nessun motivo per cui debba essere scontato.
10) qualsiasi cosa vada storta durante l’acquisto, è comunque, semper colpa tua, che sei una stupida ragazzina.

Ed ecco degli esempi pratici con nome del negozio in cui non tornerò mai più (per chi fosse di biella).

Liberty
Vendita quadri e poster.
Entriamo la prima volta per ordinare tre poster di magritte.
Assieme a noi, nel negozio, una coppia che faceva la lista nozze.
N° coppie: 2
N° commessi: 2
Risultato: entrambe i commessi erano appresso la scrivania a parlare di come sarebbe stato il matrimonio mentre noi attendevamo impazienti (per 15 minuti circa) in piedi di essere cagati.
Finalmente ordino.
Un mese dopo passo a chiedere notizie: non li ho ancora, ma la chiamiamo noi quando arrivano, con aria chiaramente scocciata.
Due mesi dopo (oggi) telefono per disdire e lei risponde "va bene, perfetto, arrivederci" felice come se le avessi fatto un favore enorme.

Edicola in piazza vittorio veneto
"c’è nessuno?"
"sto per perdere il pullman, scusi"
"si"
"ecco, prendo questi"
do i soldi
calcolatrice per calcolare il resto (la cifra dell’acquisto era 4 euro e qualcosa e gli avevo dato 5 euro) estrazione delle monete una ad una.
"grazie, arrivederci"
ora, non importa il tempo del resto, il ridicolo uso della calcolatrice ma: ti ho appena pagato, almeno dì "salve". quando arrivo e dico "salve" fai almeno o finta di non aver sentito, invece di fissarmi, o muovi la bocca imitando un saluto. mi vedi tutte le mattine cazzo, dopo un anno, nemmeno un salve?

Bennet di vigliano
Compro degli stupidi occhiali da sole, quelli con il taccoletto.
vado a pagare, pago. prima di andar via infilando gli occhiali in borsa, mi rendo conto che c’è ancora il taccoletto.
"scusi ma questo non lo toglie?!?"
"deve andare al box informazioni"
stronza, ma dirmelo prima che io te lo chieda?
"salve devo togleire il taccoletto"
"mi da lo scontrino?"
"lo scontrino? ma li ho appena comprati, probabilmente l’ho già buttato"
"eh ma deve tenerlo lo scontrino, in che cassa era"
"ma che ne so?" secondo lei guardo il numero della cassa?
"il nome della cassiera?"
"O_O"
"almeno posso telefonarle"
"guardi, ci vado io e le dico di chiamarla"
tap tap tap
"salve scusi ma non ho più lo scontrino e non mi tolgono il taccoletto"
"eh! doveva tenerlo!"
"si ma se non mi dice nulla! le ho dovuto chiedere io dove andare!"
"ma è ovvio!"
"ma scusi, per le che fa sto lavoro sarà ovvio, per me è ovvio che una variabile se non viene definita assume un valore casuale, che cazzo vuol dire?"
"…"
vecchietta: "signorina, se le serve io l’ho vista che li ha comprati gli occhiali! e ha ragione ad arrabbiarsi!"
*sorrido*
torno al box informazioni
"senta guardi, li ho pagati 12 euro, fa niente, se li tenga"
"no no vabeh aspetti glielo tolgo"

Blockbuster di Biella
episodio 1:
io e night fermi davanti a uno scaffale che guardiamo i titoli: commesso si infila tra noi e lo scaffale e si mette a riordinarli.
episodio 2:
cerco il libro della giungla per night, che mi fa una testa enorme con sto stupido cartone che non ho probabilmente mai visto e decido di fargli una sorpresa affitandoglielo. lo cerco e non lo trovo.
"salve scusi avete "il libro della giungla" della disney?"
"abbiamo solo il 2"
"ma … in che senso il due … " (stavo per dire: è un sequel o un’edizione diversa?)
"come in che senso! E’ il seguito dell’uno, no??"
esco. prendo la tessera del blockbuster. presento la tessera del blockbuster al tombino.