in anteprima assoluta
la saga di
X vs. angy

C’era una volta una softwarehouse. Il suo nome era X.
Questa ditta, con sede in una grossa metropoli italiana, decise un giorno di aprire una filiale nella ridente cittadina Biella, convinta del fatto che i fiduciosi e innocenti ragazzi pieni di sogni e speranze appena usciti dal rinomato ITIS indirizzo informatico cadessero nelle loro grinfie come delle api attratte dal miele. E fu così! A dimostrazione, la nostra cara angy, appena uscita da scuola si presenta a un colloquio per fare uno stage. 4 mesi di stage post-diploma pagati il massimo previsto dalla legge, cioè 800 mila lire. Ed ecco che a gennaio, finito lo stage, arriva il primo contratto co.co.co a ben 720 euro! Ma il primo contratto, senza esperienza, ovvio che lo stipendio sia così! Passano i sei mesi previsti dal contratto ed ad angy vengono affidati progetti importanti, diventa “semi” capoprogetto di un intero programma. E passano i sei mesi successivi di nuovo in co.co.co sempre a quel bel stipendo + 100 euro. Angy dice: ho un posto sicuro, uno stipendio che mi permette – anche se con tanti sacrifici – di vivere, quindi decide di andare finalmente via di casa.
E angy nel frattempo pensa “aumenteranno, con il passare del tempo! Arriverò a prendere come gli altri che hanno semplicemente un anno in più e fanno esattamente il mio stesso lavoro”. Angy è brava nel suo lavoro. Lo sa fare bene. Lo sa fare veloce. E infatti le vengono affidati i progetti che hanno scadenze brevi, contando sulla sua velocità.
Arriva gennaio, per la seconda volta, e angy accetta il contratto di formazione, con un aumento di BEN 170 euro al mese! Sembra tanto detto così, vero, ma in realtà angy arriva a prendere semplicemente 893 euro.
Di quegli 893 euro, angy ne spende 250 solo di affitto, e spende gli altri per il cibo e il vivere – di quasi due persone tra l’altro, viste le braccine corte del suo convivente. Passano undici mesi, e arriviamo a oggi … sabati spesi in ufficio (non pagati), ore di straordinario (non pagate), bambinerie come all’asilo … e un bel sabato sera, ancgy incontra una persona che gli dice “non sai niente? daiii non ti voglio rovinare il sabato sera!” “dai, dimmi, cos’è successo?” (angy era in mutua, non può saperlo) “a dicembre chiudiamo”
-_-
“ma hanno offerto a quasi tutti di fare tre giorni a casa e due a milano” prosegue l’amico.
angy pensa
si preoccupa
passa la domenica e il sabato senza dormire.
non possono licenziarmi, angy lo sa, finchè non scade il contratto. Ma dopo la multa di ben un’ora lavorativa (6 euro) causa ritardi, potrebbero licenziarla volendo se fa un altro ritardo.
E angy pensa: se sono stati capaci di calcolare di dirci a dicembre che chiuderanno, quando nessuno riucirà a trovare alternative e dovrà accettare il loro contratto, potrebbero essere capaci di trovare un modo per licenziarla.
Passa il lunedì e non si sente nessuno. Niente mail, niente telefonate. Angy si innervosisce “almeno ditelo anche a me, no?”, pensa.
Arriva il martedì e c’è uno dei capi nella in cui lavora angy.
Angy si aspetta che lui la prenda da parte e le parli … se lo aspetta fino alle 18, orario di chiusura. Alle 17:30 angy aveva incominciato come iniziare il discorso, ma alle 17:30 il capo è al telefono. Appena mette giù il telefono, si mette a parlare con una collega … angy pensa “ok, aspetto”. Angy aspetta fino alle 19. Pensa che vorrebbe andare a casa invece che star li a fare un ora in più che non segnerà sennò la sgrideranno. Il capo è finalmente libero. Lo branco. “Posso parlarti un attimo?” “certo” “vorrei essere messa al coorente anch’io di tutta sta storia che mi è stata accennata”. Capo si scusa di non avermelo detto prima, era dal mattino che lo voleva fare, ecc. Capo spiega i motivi, e spiega ad angy che intendono continuare il rapporto lavorativo. 5 giorni a milano.§Angy pensa: pendolare. Che bello. Angy fa un po’ di calcoli:
costo treni, pullman e tram: 120 euro mese minimo (poco meno dell’affitto).
arrivare in ditta alle 9 e uscire alle 18 significa prendere il treno delle 6, quindi alzarsi alle 5:00 e arrivare poi di nuovo a biella con il treno delle 21:30, quindi alle 22 meno qualcosa arrivare a casa – a piedi. Preparare da mangiare, mangiare, lavare i piatti e tralasciare tute le altre centomila cose da fare in una casa = andare a letto alle 23. Dormire dalle 23 fino alle 5. 6 ore.
Angy pensa: accetteranno l’orario che faceva la mia collega quando faceva la pendolare! Dalle 9:30 (con il treno delle 7) alle 17:30 (arrivare a casa alle 20:30).
Angy pensa: aumenteranno lo stipendio almeno del costo delle trasferte.

Angy oggi va dall’altro capo, il commerciale.
Entra dice “posso?”
“sì, cosa vuoi?” risponde secco.
“volevo sapere che modifiche venivano fatte al mio contratto”
“nessuna”
“ah.. e l’orario? sempre dall 9 alle 18?”
“certo.”
“ok. ciao.”
e angy torna in ufficio con una gran voglia di piangere.

Sotto casa cercano un apprendista commessa.

Domani vado a chiedere. e non sto scherzando.