Piove, fa freddo, mi devo svegliare mezz’ora prima per accompagnare i suoceri ospitati in stazione, a lavoro lasciamo perdere, alle 15:00 lui, colui che mi porta a casa dalla metro, mi scrive che fa anche l’ultimo turno e non sa quando finisce e ci aggiorniamo. Non lo sento fino alle 20:00, ora in cui comodamente da casa entra in chat e mi chiede perché sono ancora a lavoro. Comincio ad essere sul nevrotico andante, arrivo a casa alle 21:30 e trovo che la sua scrivania è tornata in modalità casa senza ospiti senza problemi questa mattina mentre lui era comodamente a casa a giocare a poker, semplicemente buttando tutto – lenzuola, cuscini del letto degli ospiti – dalla mia parte. E dopo tutto questo, devo pure accorgermi da sola che il lavandino perde dopo aver pestato pozzanghere con le ciabatte da casa e aggiustarmelo da sola perché la sua frase è “mi sembrava non perdesse più” (non si sa dopo cosa… forse un intervento divino).
***** ***
dei lunedì
dei capelli
Nei limiti del tempo che rimane a una persona che lavora – e che è esclusa quindi dal gruppo capelli-di-fata che ha pomeriggi liberi d’estate anche in inverno per lasciar asciugare al sole – cerchi di darti da fare: risciacqui con acqua fresca invece che calda, usi shampoo di buona qualità, hai un aramdio con una ventina di prodotti che alterni a ogni asciugatura per lo styiling, da quello eco natural di Lush a quello fotonico e costosissimo di Tigi, asciughi i capelli all’una di notte pregando che i tuoi vicini siano già oltre la fase dormiveglia con il phon al minimo per non stressarli mentre pensi a come sarebbe bello mettere calore e velocità sul 3 e nel giro di un secondo essere accoccolata a letto.
Poi capita che la domenica la gente arriva prima, esci dalla doccia, ti vesti ancora bagnata e raccogli i capelli con la molletta e te li dimentichi: quando li scogli la sera, da qualche parte nel mondo una Afef grida. La mattina dopo non senti la sveglia e non puoi prenderti il lusso di sciacquarli e riasciugarli, quindi ti rassegni pensando a cose peggiori, tipo la fame nel mondo, ed esci di casa così.
E nessuno, nessuno, dice niente in tutta la giornata.
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