dei paradisi in 24 ore

Sveglia. Spazzolino. Dentifricio. Caffè. Crema solare. Costume. Caffè. Spiaggia. Mare. Bagno. Doccia fredda. Focaccia. Birra. Sigaretta. Mare. Bagno Doccia fredda. Campeggio. Pioggia. Pennichella. Amore. Crema solare. Costume. Spiaggia. Birra. Bagno. Doccia fredda.

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dei nidi in costruzione

Sopravvissuta, contro ogni pronostico, a quest’ultimo weekend di test del clima di Venere qui a Milano.

Il caldo ha favorito missioni esterne verso lidi con aria condizionata, tra cui centri commerciali (ma di quelli un po’ scarsi, poco frequentati, con calcinacci lasciati qua e là) all’infruttuosissima ricerca di un paio di sandali neri (chiedo troppo, forse, chiedendo siano semplici e semplicemente neri) e Ikea! dove abbiamo cominciato a comprare i rametti per il nido, sottoforma di cassetti per il Pax per potermi permettere di far stare i nostri guardaroba in 2mt. Nonostante io stia cercando di restare con i piedi più per terra possibile (ed il portafoglio meno svuotato possibile) cercando di non cambiare niente di casa sua, lui invece sembra più che desideroso di rifare, rifare tutto. Credo in parte per me, per farmela sentire casa mia (la mia diffidenza si vede anche dalla Luna, pare), in parte per lui, che dopo averla arredata da single anni fa forse ha voglia di rinnovare a priori; e allora che si fa, se non un progetto in scala su floorplanner, cercando di nascondere con scarso successo il fatto che questa sia nella top ten delle mie attività preferite della vita?

E mentre progetto, conto alla rovescia alle vacanze! -6 :)

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del sentimentalismo

E poi succede che un vecchio blog che seguivo, uno dei primi, (dei primi! capisci cosa intendo? che lo leggevo prima di aprire il mio blog, nel duemilaetre, quindici anni fa) che scriveva uno o due post all’anno, in un mese mi sputa fuori 15 post ed è come una secchiata addosso di voglia di scrivere, di rinnovato amore in questo strano mondo dei blog. Dove noi scriviamo dicendo di scrivere per noi stessi, ma poi in realtà lo facciamo per un pubblico che non c’è, e lo sappiamo, e allora non è proprio come se fosse davvero per noi stessi ma quasi. E oggi, proprio oggi in cui la saturazione per le solite quattro cazzate che ormai leggiamo a ripetizione da anni mi ha sopraffatta, come nemmeno un’onda di 6 metri di fango, leggendo questa rarità ho riscoperto il piacere nel leggere un post, pensato, voluto, ragionato, scritto con amore e cura, invece di quattro parole sputate su un social, e mi sono ricordata quanto mi piaceva leggerli, quando ancora qualcuno li scriveva, e quanto mi piaceva scriverli.

E non lo so, sarà il caldo, sarà la stanchezza, sarà lo stress, ma in questi giorni sono sensibile più o meno come una tenda di organza di seta in una tempesta di sabbia, quindi con gli occhi già umidi forse è meglio che lascio il resto delle emozioni per domani.

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