è solo un blog

i'm a fountain of blood in the shape of a girl

dell’essere buoni

(pensa te, litighiamo per una cazzata e mi viene voglia di scrivere)

Questa faccenda delle donazioni mi turba. Da inizio anno ho deciso che avremmo destinato una somma mensile ad una onlus o iniziativa. Ho scelto di cambiare destinatario ogni mese per avere una certa parvenza di sicurezza che almeno una, ogni tanto, usi davvero i soldi nel modo che vorrei.

Ma è un mondo di scelte difficili. Mi sento molto Nick Hornby in questo momento in cui tento di essere buona in un qualche modo dettato dalla mia classe sociale, cerco di seguire sani principi morali, come “donare è l’atto del dono, e di quello che viene fatto non è affar mio”. Il problema è che non vorrei solo dare, vorrei aiutare di vero aiuto altre persone, ma una piccola voce in fondo mi vorrebbe dire quello che già so, che l’aiuto migliore alla fine è quello concreto, del lavoro manuale, ma fin lì mi spiace, non riesco ad arrivarci. Posso solo fare un bonifico mensile e sperare in bene. Sentendomi non solo poco gratificata, ma anche un po’ un ingenua nel sostentare altre persone che reddito di cittadinanza a gratis lèvati.

Vie d’uscita facili, ne abbiamo?

del male di vivere

“Chi si suicida è un codardo”.

Si può dire un po’ in tutti i modi, ma alla fine il significato è sempre lo stesso. Come se chi resta, per qualche motivo, abbia il diritto di sentirsi migliore, dovesse sentirsi nella posizione di giudicare.

Ma che ne sa chi dice una frase del genere, della vita? Della vita che conduce chi vive con un peso del genere dentro?

Io sono ancora qui. Dopo tutto questo tempo. E non sono migliore di nessuno, sono solo una vigliacca. Stanca, stanca di tutto questo da sempre, inadatta alla vita, ma troppo codarda per poter fare qualcosa. Vivo ogni giorno con un vuoto che pesa come un macigno, accanto al senso di fallimento per non essere nemmeno in grado di fare quello che andrebbe fatto.

Non sono nemmeno a metà, di questa condanna, e sono stanca da sempre. Di soffrire. Di essere inadatta. A tutto.

Possono esserci giornate positive, mesi. Ma è solo un palliativo per non pensare a quello che realmente c’è. Al vuoto. Al niente.

del male del mondo

Oggi ho guardato uno di quei video delle maestre che picchiano i bambini, quelli tutti sgranati dove si capisce poco e niente con un agghiacciante silenzio in sottofondo. Questi video mi provocano da sempre un’insana morbosità, e ogni volta mi trovo a pensare come sia possibile. Mi sembra una delle cose più grette del mondo, una livello di bassezza dell’essere umano veramente infimo. Io posso arrivare a capire un genitore, senza giustificare, ma considerando il fatto che i casi sono infiniti ed è possibile, in mezzo a questi casi, ritrovarsi in situazioni che non si riescono a gestire. Ma una maestra sceglie il lavoro che fa, lo fa per sua personale scelta. Quindi ci sono donne che scelgono di raccogliere bambini da maltrattare. Nemmeno le streghe più cattive delle fiabe sono così cattive.

Forse dovrei tenere ben chiaro a mente proprio questo livello, questa tacca qua, in ogni momento, per smettere di sorprendermi, amareggiarmi, sentirmi a disagio ogni volta che mi scontro con questo, questo male, il male del mondo da cui mi sento completamente indifesa e che non riesco a gestire, a venirne a patti, ad accettarne una convivenza forzata.